Francesco Salamone: Dalla Sicilia alle opere monumentali in Argentina
Durante un viaggio recente in Sicilia, in un piccolo paese dell’entroterra, mi sono imbattuta in un nome che non mi aspettavo.
Una strada e una piazza intitolate a un certo Francesco Salamone hanno attirato la mia attenzione. Quel nome mi era familiare, ma non riuscivo subito a collegare i punti.
Quello che è venuto dopo mi ha portata a riscoprire una storia affascinante che unisce Italia e Argentina attraverso l’architettura monumentale.
Un nome familiare tra le strade di Leonforte
Qualche settimana fa sono stata in Italia, facendo un lungo viaggio in tutto il Paese, in particolare nella terra dei miei antenati: la Sicilia. Ero a Leonforte, un paesino dove ero arrivata per partecipare a un’escursione per guide naturalistiche.
Mentre cercavo attrazioni su Google Maps (che uso spesso per trovare luoghi interessanti), ho notato che c’erano una via e una piazza dedicate a “Arch. Francesco Salamone”. Ho subito pensato: stiamo parlando dello stesso Francesco Salamone?
Il genio monumentale dell’architettura argentina
Questa persona è molto conosciuta nel mio Paese (l’Argentina) per le sue opere monumentali di architettura, principalmente nelle province di Buenos Aires e Córdoba.
Qualche anno fa ho fatto un viaggio con una mia amica per conoscere meglio il suo lavoro, dopo essere stata a Epecuén, un villaggio sommerso dall’acqua per decenni e oggi trasformato in uno scenario spettrale, e aver visto il meraviglioso “Matadero” (Mattatoio) e altre costruzioni nella città di Carhué.
È stato in quel momento che mi sono immersa nel suo mondo, ma non ricordavo che fosse siciliano, né tanto meno originario di Leonforte, un paese di cui non avevo mai sentito parlare prima di andarci.
Matedero (mattatoio) di Epecuen, provincia di Buenos Aires.
Dalla Sicilia alla Pampa: la storia di Francesco Salamone
Francesco (Francisco, per gli argentini) arrivò in Argentina da piccolo, aveva solo 6 anni nel 1903. Studiò presso l’Istituto Otto Krause di Buenos Aires e poi si diplomò come Capomastro edile.
La sua carriera come architetto è stata davvero incredibile: realizzò la sua prima opera a 37 anni, e poi non si fermò più, costruendo più di 70 edifici in meno di quattro anni.
Uno stile che sfida il tempo e le regole
Se c’è una parola per definire il suo lavoro, è senza dubbio monumentale: questa è la caratteristica principale delle sue opere. Realizzò cimiteri, mattatoi, chiese, edifici comunali e persino arredi urbani.
Un’altra cosa che caratterizza il suo lavoro è il concetto: nulla era casuale in ciò che faceva. Le forme geometriche e la luce erano elementi fondamentali del suo linguaggio.
Il suo stile? Un mix di futurismo italiano, art déco, funzionalismo, espressionismo tedesco, costruttivismo russo e stile neocoloniale: un linguaggio che è riuscito a dialogare perfettamente con il paesaggio della pampa.
- Cimitero di Azul, Buenos Aires
- Cimitero e chiesa di Laprida, Buenos Aires
- Cimitero e chiesa di Laprida, Buenos Aires
- Cimitero e chiesa di Laprida, Buenos Aires
- Cimitero di Saldungaray, Buenos Aires
- Cimitero di Saldungaray, Buenos Aires
- Cimitero di Saldungaray, Buenos Aires
- Cimitero di Azul, Buenos Aires
- Cimitero di Azul, Buenos Aires
Purtroppo, come spesso accade, Francesco non fu riconosciuto durante la sua vita. Da un lato per la sua superproduttività, che veniva vista con sospetto, e dall’altro per il suo spirito innovativo e la sua rottura con le regole dell’architettura tradizionale dell’epoca in Argentina.
Il riconoscimento arrivò solo nel 2001 (42 anni dopo la sua morte), quando il governo della provincia di Buenos Aires dichiarò le sue opere patrimonio culturale.
Oggi si trovano molti libri, documentari e persino una serie di finzione ispirata alla sua vita e al suo lavoro. Infatti anche tutto un percorso per trovare facilmente la sua opera, noi la chiamamo “La Ruta de Salamone”.
In italiano, invece, ho trovato solo il lavoro di Fausto Giovannardi, il che in fondo non mi sorprende: Francesco era più argentino che italiano, avendo lasciato la Sicilia da bambino.
È proprio per questo che voglio condividere con voi almeno una parte della sua opera che, per me, è pazzesca e meravigliosa.
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Sono Melisa e ho vissuto 5 anni in questo meraviglioso posto. Andiamo?










Settembre 9, 2025 @ 10:27 am
Vorrei chiarire che a Leonforte non c’è una via o una piazza dedicata a mio nonno. La piazza a cui fai riferimento si chiama “Piazza San Francesco” ed è dedicata a San Francesco di Paola. Anche la pubblicazione di Fausto Giovanardi è confusa con un’altra famiglia Salamone e i suoi commenti non sono in relazione con la famiglia dell’Arq. Francesco Salamone.
Settembre 12, 2025 @ 3:49 pm
Ciao Daniela! Grazie per il tuo aporte. Hai ragione, io ho visto su Google Maps qualcosa che dice “Arq Ing Francesco Salamone” è non so a che cosa è legato. Se vuoi scrivermi in privato ti ringrazio 🙂 [email protected]
Un caro Saluto, Melisa.