Contemplare il cielo notturno è una pratica antica quanto l’umanità stessa. Guardare verso l’alto era quasi un atto obbligato, essenziale. Prima per sopravvivere, poi per vivere, e infine forse per cercare riparo da certe domande esistenziali. Dall’osservazione del cielo dipendevano i raccolti, la fertilità, il destino dei navigatori – che si orientavano con le costellazioni più brillanti – e per tutto questo (e molto altro) possiamo dire che era una pratica indispensabile.
Con il passare del tempo e l’avanzare della tecnologia luminosa, questa abitudine si è andata perdendo. Il bagliore naturale delle stelle è stato offuscato dalle luci artificiali, fredde e invadenti, delle città.
Van Gogh diceva che “la notte è ancora più colorata e viva del giorno”, e solo 134 anni fa dipingeva Notte stellata. Un paesaggio ormai scomparso che ci mostra un passato che non tornerà: senza elettricità, colmo di stelle vibranti e danzanti, e con la luna che brillava sopra le città.
L’astronomo americano Carl Sagan affermava che ci sono tante stelle nell’universo quanta sabbia su tutte le spiagge della Terra, ma che quelle visibili a occhio nudo sono poche, come una manciata. Io aggiungerei che, da una grande città, quelle che possiamo vedere oggi non coprirebbero nemmeno il pollice della mano.
Siamo costretti a spostarci sempre più lontano per poter osservare le stelle. Uno studio rivela che 4 persone su 5 al mondo non vedono la Via Lattea.