Dove sono finite le stelle? La fotografia notturna come strumento di conservazione

Ciao!! Vi condivido questo articolo che ho scritto per la rivista digitale cilena Ladera Sur.

 

Tutte le foto sono di mia autoría ed è vietato copiarle o utilizzarle su qualsiasi mezzo senza il mio consenso. 

27 de luglio, 2023

Tempo di lettura: 5 minuti

 

La nostra collaboratrice ospite, Melisa Quintero, si dedica da sei anni alla fotografia notturna in Argentina e ci propone questa galleria di immagini e riflessioni, dove racconta perché la fotografia notturna può essere uno strumento potente di consapevolezza e apprendimento sull’importanza di proteggere i cieli stellati. In questo articolo parla di minacce silenziose come l’inquinamento luminoso nelle città, che influisce sul nostro benessere e su quello dell’ambiente, e ci invita a vivere momenti unici godendoci le notti stellate. 

Esquel,-Chubut.-Argentina_
Contemplare il cielo notturno è una pratica antica quanto l’umanità stessa. Guardare verso l’alto era quasi un atto obbligato, essenziale. Prima per sopravvivere, poi per vivere, e infine forse per cercare riparo da certe domande esistenziali. Dall’osservazione del cielo dipendevano i raccolti, la fertilità, il destino dei navigatori – che si orientavano con le costellazioni più brillanti – e per tutto questo (e molto altro) possiamo dire che era una pratica indispensabile.

Con il passare del tempo e l’avanzare della tecnologia luminosa, questa abitudine si è andata perdendo. Il bagliore naturale delle stelle è stato offuscato dalle luci artificiali, fredde e invadenti, delle città.

Van Gogh diceva che “la notte è ancora più colorata e viva del giorno”, e solo 134 anni fa dipingeva Notte stellata. Un paesaggio ormai scomparso che ci mostra un passato che non tornerà: senza elettricità, colmo di stelle vibranti e danzanti, e con la luna che brillava sopra le città.

L’astronomo americano Carl Sagan affermava che ci sono tante stelle nell’universo quanta sabbia su tutte le spiagge della Terra, ma che quelle visibili a occhio nudo sono poche, come una manciata. Io aggiungerei che, da una grande città, quelle che possiamo vedere oggi non coprirebbero nemmeno il pollice della mano.

Siamo costretti a spostarci sempre più lontano per poter osservare le stelle. Uno studio rivela che 4 persone su 5 al mondo non vedono la Via Lattea.

Van_Gogh_-_Starry_Night_-_Google_Art_Project

 

“Notte stellata” – Van Gogh

La fotografia notturna, oltre a essere un’arte meravigliosa di per sé, è uno strumento potente per trasmettere l’importanza dei cieli bui e far capire alle persone che quel cielo pieno di magia e di storie esiste ancora – e va protetto. Ci fa riflettere su ciò che abbiamo perso, ciò che ci resta e ciò che possiamo recuperare.

Come diceva il grande naturalista Henry David Thoreau: “Sarà già un beneficio se conquisterò alcuni regni della notte, se riporterò qualcosa di significativo nei giornali, se potrò mostrare agli uomini che esiste una bellezza che veglia mentre loro dormono.”

 

Ecco, questo è ciò che cerco di fare con il mio lavoro come astrofotografa: divulgare la bellezza della notte per sensibilizzare, per diventare guardiani dell’oscurità.
La fine della notte è già arrivata, ma possiamo ancora fare qualcosa per evitarlo.
L’inquinamento luminoso è un nemico silenzioso, non solo per chi fotografa o per gli astronomi, ma per tutte le forme di vita. Luci accese tutto il giorno o un’eccessiva esposizione alla luce artificiale alterano i nostri cicli del sonno, possono favorire l’insorgere di malattie come il cancro, causano abbagliamento alla guida e sconvolgono i ritmi biologici della fauna selvatica, interferendo persino con la migrazione degli uccelli.

 

Allora… cosa possiamo fare per proteggere i cieli notturni?

Innanzitutto informarci, parlarne, divulgarlo. Il cielo è natura. E noi ne facciamo parte.
Possiamo iniziare da casa: imparare a usare la luce in modo più consapevole, solo quando è necessario e scegliendo tecnologie adeguate.

Molti comuni stanno già sostituendo le vecchie lampade incandescenti con luci LED calde, orientate verso il basso. Possiamo farlo anche nelle nostre abitazioni, installando sensori di movimento per evitare che le luci restino accese tutta la notte inutilmente. Come abbiamo visto, ne guadagnano sia il pianeta che le nostre bollette.

Essere consapevoli anche del fatto che l’inquinamento luminoso non si limita alla terraferma, ma colpisce anche il mare. Le grandi flotte di pesca al calamaro, ad esempio in Argentina, generano un impatto luminoso talmente forte da essere paragonabile a quello di una città. Essere informati su questo ci rende già parte della soluzione.

Invito allora tutte e tutti voi a uscire, a godervi la notte, i suoi profumi, la vita selvatica e a fotografare quei cieli meravigliosi.
La notte mi ha regalato momenti indimenticabili, incontri con animali straordinari e immagini dell’universo che porto nel cuore.
Come diceva ancora Thoreau:

“Desidero conoscere un cielo intero, e una terra intera.”

 

Ecco dove sono.
Facciamo un giro nell’universo.
Mi accompagni?